Mostra personale di James Kalinda



Sabato 4 Febbraio 2017 a partire dalle 19.30

Il primo appuntamento con l'arte contemporanea qui al Gipsy Caravan sarà un appuntamento importante: TETSUO.
Ci piace molto il lavoro del tatuatore e artista di Reggio Emilia che inaugurerà sabato 4 febbraio alle 19.30 sarà visibile fino al 10 marzo, dal martedì al sabato 12-19. L'ingresso è libero.

JamesKalinda vive sull’ appenino reggiano.
È  un tatuatore.  Dipinge con il fucsia e il nero. Soprattutto con il nero.James Kalinda firma i suoi disegni con un fumetto nero.Mette al centro delle sue rappresentazioni gli esseri umani, mentre la desolazione dei luoghi abbandonati, come case e fabbricati, sono il paesaggio tipico di cui si nutre la sua creatività.Il suo lavoro ha un forte legame anche con la natura e le sue deformazioni.
I temi ricorrenti nei suoi lavori sono la vita e la morte. 

Mostra personale di Ivan Raccani

Sabato 17 Dicembre 2016 a partire dalle 19.30

Vi aspettiamo al Gipsy Caravan per l'appuntamento pre-natalizio con l'arte, stavolta con Ivan Raccani, artista tatuatore vicentino. La mostra sara' visibile fino al 3 Febbraio 2017 dal martedì al sabato dalle 12 alle 19. 

  …AnomaliA…

“Presenza di elementi non riconducibili al modello prototipo di una classificazione o al normale svolgimento di determinate funzioni.”


Ivan è un completo autodidatta. Ha un approccio nei confronti del sistema dell’arte che riesce a sorprendere per la totale e appassionata spontaneità. Ivan è un tatuatore di successo alla ricerca di un medium concreto, “fisico”, col quale superare i limiti imposti dal normale confrontarsi con la pelle umana, con le strutture che inevitabilmente impone. Ed Ivan, per questo, ha scelto i gessetti. Ha scelto di non limitarsi ad impadronirsi della tela, ha scelto di toccarla, di impastarla, di plasmarla a suo piacimento. Il punto centrale del suo lavoro non si colloca nel risultato finale, ma si concentra nell’atto performativo, nello sfregamento ossessivo dei polpastrelli sulla tela.
[una forma di doloroso autoerotismo che si struttura nella messa a fuoco delle masse e dei volumi, fino al momento atroce e sublimante della lumeggiatura finale, climax orgasmico dell’opera che nei tocchi drammatici del bianco finisce per rappresentare un amplesso simbolico tra opera ed autore, sottolineato dal colpo di lacca fissativa finale, che impregna l’aria colmandone il vuoto olfattivo, alla stregua di una sigaretta post-coitale]
Inevitabilmente, la natura della ricerca di Ivan lo porta a confrontarsi con le possibilità di alterazione, metamorfosi e contaminazione della bellezza, che osserviamo rappresentata in diversi gradi, da lieve perturbazione nella realtà, fino alle estreme conseguenze di rottura e ineluttabilità che la consapevolezza del tempo comporta.
Guardando il lavoro di Ivan ho avuto l’impressione di essere di fronte ad un madonnaro contemporaneo, uno di quegli artisti di strada che riproducevano coi gessetti i quadri di Guidoreni sul marciapiede, decontestualizzandoli radicalmente ma restituendoli al mondo. Ho visto un uomo conscio della fugacità della esistenza, ma desideroso di rappresentarne la magia. Ho visto “l’Anomalia della Bellezza”.

A cura di

Filippo Bart 

Mostra Personale di Etta Fiorente

Sabato 5 Novembre 2016 a partire dalle 19

Continuano gli appuntamenti con l'arte contemporanea al Gipsy Caravan! Questa volta presentiamo una giovane artista bolognese, Etta Fiorente, che si descrive così:
    

                                Bologna 1989
Non ricordo da dove è iniziata
 però è nitida la presenza di mio Nonno, 
e l'Uomo Tigre e Sampei.
 Disegnare cavalli, personaggi e storie. 
Poi è subentrata la struttura
 che ha bisogno di confini 
e poi il lavoro per eliminarla;
 distruggere il sacrificio che comporta 
la serialità del prodotto funzionale. 
 La vera chiave di lettura l'ho trovata 
dando voce all'unicità 
che ognuno di noi porta dentro 
che è formata da paure deviazioni
 e drastiche formalità in cui ci si riconosce. 
Amen.


Inauguriamo la mostra a partire dalle 19 con un aperitivo a base di sangue!!! Suoneranno per noi la musica elettronica di Sphere e il violino indiano di Lo.Renzo...non mancate! 

ETTA E IL MOSTRO                                                                      
 a cura di Filippo Bart.

Il primo aggettivo che viene in mente osservando il lavoro di Etta Fiorente, è “tormentato”.
 Siamo davanti alle pagine di un diario, ad una intimità che rappresenta se stessa attraverso un segno nervoso ed emotivo, che sembra volersi appropriare della pagina con un’urgenza drammatica ed immediata.
Ciò che ci coglie impreparati è il ritmo della narrazione, a tratti vorticoso e ossessivo, dove le parole compaiono in ogni spazio, quasi a voler avvolgere le figure come una coperta astratta, a tratti è invece lucido e preciso, quasi volesse recuperare un equilibrio compositivo perduto in precedenza.
C’è una presenza che ritroviamo in ogni pagina, o meglio un’assenza. Una presenza rappresentata da un vuoto riempito di segni marcati e ossessivi. Una sorta di abbandono performativo in grado di fare emergere un mostro. Un ombra. Una nuvola. Una deformità. “Il” mostro che c’è in ognuno di noi e che caratterizzandoci ci rende schiavi.
Ed è proprio nel sistema di relazioni tra soggetto e identità che si struttura il lavoro di Etta, nelle pagine del suo diario, nelle sue ruvide coperte che ci opprimono come gabbie, negli oggetti, organici e non, che lei mette sottovuoto, come se volesse isolare per sempre quegli elementi del soggetto che sfuggono a qualunque tentativo di identificazione.
Siamo quindi inevitabilmente e tragicamente trascinati di fronte ad una scelta: riconoscere tale mostro, farlo nostro, accudirlo e tentare di comprenderlo, oppure ripudiarlo, trovandoci nell’imbarazzo di negare la nostra unicità, il nostro elemento più intimamente caratterizzante. E’ questo il punto di maggiore forza di Etta, la sua sommessa, bisbigliata ma imperativa richiesta di accettare tale sfida: essere disposti a seguirla a conoscere il suo mostro, correndo il rischio affascinante di avvicinarsi al proprio.
Buon viaggio.